Chiara Vigo, l’ultimo Maestro di Bisso marino
L’arte silenziosa che custodisce la memoria del mare
A Sant’Antioco, nel sud della Sardegna, vive Chiara Vigo, l’ultimo Maestro di Bisso marino, custode di un sapere antico. Un’arte rarissima, ereditata da 28 generazioni e che trova le sue radici negli abissi del Mediterraneo, dove la Pinna Nobilis – il più grande mollusco bivalve del nostro mare – produce un filamento prezioso, destinato a trasformarsi in seta del mare.
Il percorso di Chiara Vigo nasce in famiglia, accanto alla nonna Leonilde, da cui ha appreso i segreti di un sapere che non si studia sui libri, ma si tramanda di voce e di mani. «Il Maestro di Bisso non è un artista né un artigiano – ricorda –: quello che tesse non è suo, appartiene a tutti. Per questo non si può vendere né comprare». Il laboratorio di Chiara Vigo è un luogo fuori dal tempo, dove il mare entra in ogni gesto e il silenzio diventa parola. E il Bisso, nella sua visione, è un dono del mare e della natura: va custodito, rispettato, condiviso.
La seta del mare
Il processo di lavorazione del Bisso è lungo, rituale, fatto di gesti antichi e di pazienza infinita. Dal bioccolo grezzo prodotto dalla Pinna Nobilis, lungo circa 40 centimetri, Chiara utilizza solo gli ultimi cinque, i più puri. Trecento grammi di fibra grezza si riducono a trenta, da cui si ottengono dodici metri di seta marina. Il filamento viene immerso per venticinque giorni in acqua dolce, cambiata ogni tre ore; poi trattato con succo di limone e con una miscela di quindici alghe che lo rende elastico, infine ritorto a mano con un fuso di ginepro. Il processo è lento, sacro, fatto di ritualità e attese, ed è accompagnato da un canto, da una formula antica che trasforma la materia in preghiera, fin dal primo istante in cui rivolgendosi al vento Chiara Vigo recita: «Maestra Grecale, prendi la mia anima e buttala nel fondale».
È in quel momento che la fibra si prepara, che il mare ascolta e risponde.
Il risultato è una fibra più sottile di un capello, ma mille volte più resistente, che non teme il tempo né gli insetti e che, alla luce del sole, splende come oro. Su un antico telaio manuale, con ordito di lino e trama di bisso intrecciata con le mani, Chiara Vigo tesse simboli universali: leoni a difesa delle donne, pavoni per la pace, alberi della vita, lune, navicelle nuragiche. Ogni opera è una storia che appartiene a tutti.
L’eredità e la maestria
Chiara Vigo non si limita a tessere. Custodisce un giuramento: proteggere mare e terra, condividere il sapere, non mercificare mai ciò che appartiene a tutti. Per questo le sue opere possono solo essere donate. Alcune sono conservate a Sant’Antioco, altre esposte in musei prestigiosi, da Basilea a Roma. Ma il vero museo è il suo laboratorio, aperto dal 2005, dove migliaia di visitatori ogni anno arrivano per incontrarla, ascoltarla, vederla lavorare e ricevere in dono un filo di bisso.
«Il bisso non è solo materia – racconta –: è ascolto, è silenzio, è relazione con il mare. Tessere significa anche imparare a rispettare i ritmi della natura e custodire un’eredità che viene da lontano».
Il suo lavoro è un dialogo con l’acqua, un atto di concentrazione e di devozione.
Nel laboratorio, dove l’aria profuma di alghe e ginepro, il tempo si ferma.
Il suono dei fusi si spegne, e rimane solo il silenzio sacro dell’acqua, un silenzio che non è assenza, ma presenza piena, voce antica del mare.
«In un mondo frastornato dal rumore», dice Chiara, «abbiamo bisogno di ritrovare questo silenzio che insegna, che custodisce, che ci restituisce alla nostra anima».
Il valore del silenzio
Il silenzio degli abissi, da cui il bisso proviene, è parte integrante di questa arte. È un silenzio che non è vuoto, ma pieno di vibrazioni, che accompagna i gesti della Maestra e li rende preghiera, ascolto, meditazione. «In un mondo frastornato dal rumore – sottolinea – abbiamo bisogno di ritrovare questo silenzio che custodisce e insegna».
Una voce per il futuro
Chiara Vigo non parla solo di arte, ma di vita. Invita a difendere i doni della natura, a rifiutare ciò che è contro di essa, a riscoprire la bellezza del creare come atto gratuito e condiviso. «Il destino del bisso non è il mercato – ricorda – ma il dono. E il mio compito è custodirlo perché resti alle generazioni future». Sì, perché Chiara Vigo non tesse soltanto, protegge. Da trent’anni chiede che il mare di Sant’Antioco diventi area marina protetta, perché la Pinna nobilis sta morendo.
«È un animale sacro – racconta – il più grande ermafrodita del mare, alto fino a un metro, che vive dove l’acqua è calma e ossigenata. Ma i virus portati dalle navi da crociera ne hanno uccisi centinaia. Se non agiamo, rischierà l’estinzione».
Il messaggio universale
Nella sua voce e nei suoi gesti si intrecciano passato e futuro, mito e realtà, mare e terra. La seta del mare non è soltanto un tessuto prezioso, ma un filo invisibile che lega l’uomo alla natura e all’ascolto profondo di sé stesso.
«Rimpari l’uomo – esorta – a godere dei doni della natura, a non mercificare ciò che è sacro.
Non si possono vendere l’acqua, la terra, l’aria, il mare. E nemmeno l’arte, che è un dono divino. E non si possono calpestare». La sua voce è un richiamo al rispetto, alla semplicità, alla creatività.
Un invito a ritrovare nella natura la nostra prima maestra e nel silenzio del mare la nostra vera lingua.
Il museo vivente di Chiara Vigo, a Sant’Antioco, è oggi un santuario di ascolto e di gratitudine.
Ogni visitatore ne esce con un filo di bisso tra le dita — non un souvenir, ma un simbolo:
il filo invisibile che unisce l’uomo al mare, la materia allo spirito, il passato al futuro.
Silvia Cerri

