Nel silenzio delle pietre: il Giardino Sonoro di Pinuccio Sciola
C’è un luogo, a pochi chilometri da Cagliari, in cui il silenzio non è assenza ma nascita. Un giardino in cui le pietre, apparentemente immobili e mute, vibrano sotto le mani e restituiscono voci segrete. È il Giardino Sonoro di Pinuccio Sciola, un’opera viva che continua a raccontare la sua visione: dare alla materia più antica del mondo la possibilità di cantare.
L’artista e il Paese Museo
San Sperate, piccolo borgo agricolo, divenne Paese Museo grazie alla forza visionaria di Sciola. Negli anni Sessanta, l’artista invitò pittori e scultori da ogni parte del mondo a lasciare un segno tra le case imbiancate a calce. Nacquero così i primi murales, che trasformarono le vie in un laboratorio a cielo aperto. L’arte non era più chiusa nei musei, ma respirava insieme alle persone, diventando parte della vita quotidiana.
In questo clima di fermento, anche l’agrumeto di famiglia divenne per Sciola un laboratorio creativo, fino a trasformarsi in un paesaggio di pietre scolpite che oggi formano il Giardino Sonoro.
La voce della pietra
Sciola scoprì che la pietra poteva avere un’anima sonora. Lavorando basalto e calcare con incisioni geometriche, simili a corde d’arpa o tasti di pianoforte, permise loro di liberare suoni primordiali. Accarezzate con una mano o con un’altra pietra, le superfici vibrano e producono armonie inattese: profondi rimbombi come echi della terra, melodie cristalline come richiami marini.
Le sue sculture diventano così strumenti musicali e opere d’arte insieme, capaci di stupire chi le ascolta e di restituire all’uomo il senso di una connessione arcaica con la natura.
Un giardino megalitico contemporaneo
Camminare tra i monoliti del Giardino significa entrare in una dimensione sospesa. Le forme ricordano i menhir delle popolazioni preistoriche, ma parlano un linguaggio nuovo, fatto di vibrazioni e di ascolto. Non ci sono percorsi segnati: il visitatore è libero di perdersi, di accarezzare le superfici, di sentire con la pelle e con l’udito.
Ogni pietra custodisce un carattere diverso: alcune suonano come arpe, altre come tamburi profondi, altre ancora come sussurri di vento. È un’esperienza che coinvolge tutti i sensi, e che permette anche a chi non vede o non sente di entrare in contatto con la materia attraverso il corpo.
L’eredità di Sciola
Dopo la scomparsa dell’artista nel 2016, la Fondazione Pinuccio Sciola ha raccolto il testimone, curando il Giardino come un luogo vivo, aperto e in continua trasformazione. Non un museo immobile, ma un organismo che cresce, si rinnova e continua a parlare a chi sa ascoltare. Qui l’arte non si contempla soltanto: si tocca, si ascolta, si vive.
«Le mie sculture – amava dire Sciola – sono qui perché mettessero radici e tornassero a vivere. Un giorno che non conosco, spero tornino all’Universo che le ha generate».
Un’esperienza che resta
Il Giardino Sonoro non è solo un luogo da visitare, ma un’esperienza da abitare: una passeggiata tra natura e arte, un viaggio interiore tra silenzio e suono, una memoria collettiva che si rinnova ogni giorno tra le pietre. “Le pietre suonano perché hanno custodito memorie per millenni. A chi si avvicina, offrono la loro voce. Basta ascoltare.”
Silvia Cerri

